Cos’è la gestione dello sforzo nel Metodo?

FRAINTENDIMENTO N°1

Alcune delle mie parole sono state a volte fraintese, sia da detrattori che da praticanti convinti. Questa serie di articoli ha come scopo quello di far cadere questi malintesi, o almeno di ridurre le zone d'ombra.
 
Fraintendimento n°1 : Avere grossi muscoli senza fare alcuno sforzo.
La pubblicazione del metodo ha fortemente perturbato il mondo della muscolazione. E non solo perché ho proposto un allenamento a base di piegamenti e trazioni, senza manubri né macchine, il che era già di per sé un'eresia. In realtà lo shock principale derivava dalla filosofia che ha ispirato il metodo. Utilizzare soltanto piegamenti e trazioni per rendersi muscolosi rovescia l'ordine normale delle cose, e quindi delle credenze. Ma il modo di concepire lo sforzo, inerente al metodo, deriva da un rovesciamento ancora più radicale. Alzando lo sguardo e considerando lo sviluppo della persona (il suo benessere), la "norma" è stata analizzata, vivisezionata, rovesciata. Agli sportivi veniva così proposto un nuovo modo di concepire le cose. Per certi, è difficile capire e accettare questa concezione diversa, contraria a ciò che per decenni è stato diffuso. Questi "fraintenditori" riducono allora le mie parole a ciò che il prisma della "norma" lascia loro intravedere. Secondo loro, io starei mentendo o esagerando nell'affermare che il Metodo permette di ottenere risultati importanti senza fare sforzi. 
Ma è davvero questo quello che dico?
 
Per capire meglio, dobbiamo interessarci a ciò che finora costituiva la norma in termini di filosofia dello sforzo. Dobbiamo capire il rapporto tra l'individuo e l'attività fisica.
Come concepisce il proprio impegno nell'allenamento chi pratica muscolazione in senso tradizionale? Come concepisce l'individuo lo spazio occupato dall'allenamento nella sua vita? In termini temporali e di impegno energetico.
 
Fino alla pubblicazione del Metodo, era considerato normale dedicarsi quasi totalmente, o addirittura totalmente, all'allenamento. Questo atteggiamento non veniva messo in discussione. L'insieme delle credenze che costituivano la filosofia della muscolazione incoraggiava l'impegno totale, se si volevano ottenere risultati soddisfacenti. Stando così le cose, non bisognava preoccuparsi del dispendio di energia e denaro se si voleva vincere la "battaglia del muscolo". Poco importava quanti mezzi venivano impiegati, anche nel caso di risultati poco convincenti, perché bisognava passare per questa tappa per progredire...
Concepito in questo modo, il rapporto con la muscolazione causa un'incredibile
dispersione energetica, teorizzata e accettata.
 
La retorica tradizionale è quindi quella del No pain no gain. Questo motto è una bussola (o un faro): orienta il praticante. Gli indica la direzione da prendere se vuole ottenere dei risultati. La ricerca del muscolo è quella del dolore. Si utilizzano espressioni come "punire i propri muscoli" (perché non vogliono ubbidire, non vogliono svilupparsi). Si cita Nietzsche: "ciò che non mi uccide mi rende più forte". Ci si sforza fino a vomitare. La ricerca del vomito diventa quasi un normale strumento di progressione.
Il dolore e la ferita diventano allora gli inevitabili compagni di viaggio della nostra evoluzione. Questi accompagnatori vengono anzi ricercati: sono considerati come indicatori certi, come testimoni del nostro impegno totale, e quindi della nostra progressione. Se soffriamo, significa che siamo sulla buona strada…
La ricerca del muscolo, in queste condizioni, è terribilmente ghiotta di energia. Lo spreco è la norma, viene considerato come la condizione irrinunciabile per creare muscolo. Lo spreco finisce per diventare un valore.
 
Il Metodo ha proposto un'altra concezione dell'allenamento, dello sviluppo muscolare, dello sviluppo della persona. Non è solo critico nei confronti della problematica energivora della muscolazione classica, propone anche una valida alternativa.
Tutto inizia da una presa di coscienza: se sprechiamo molta energia (e molto tempo) nella costruzione del muscolo, non ce ne rimarrà molta per le altre attività. Il che riduce le nostre possibilità di scoperta e azione e ostacola il raggiungimento del nostro benessere. Noi vogliamo costruire il nostro corpo, ma senza impegno cronofago, energivoro, autodistruttivo. Ricerchiamo la Mens sana in corpore sano. Diventa così necessario modificare la visione tradizionale della muscolazione, intesa come alienazione.
Il Metodo elimina il motto "No pain no gain", per sostituirlo con: "Pochi sforzi, molti effetti". Ci liberiamo ricorrendo a questa nuova bussola (o faro), destinata a guidarci, ad orientare i nostri pensieri e le nostre azioni. Si tratta di smettere di sprecare una parte troppo grande della nostra energia nel culto del corpo: le nostre azioni vengono concepite nella logica di una cultura dell'efficienza. Mireremo cioè ormai a un risultato massimale, sulla base di un'azione il più economica possibile. Perché continuare a sforzarci se abbiamo raggiunto un punto in cui la fatica fisica è sufficientemente produttiva? Perché pensare che la progressione non può avvenire che al costo di uno sfinimento totale? Non è forse superstizione questa?
Rimane da elaborare un allenamento che permetta di mettere in moto questa logica di controllo dello sforzo. In questo consiste in pratica il Metodo.
Quindi non ho mai detto che bisognava prendersela con calma. Non ho mai promesso risultati eccezionali senza sforzi.
"Pochi sforzi, molti effetti" è un motto che propone il controllo dello sforzo. Implica un'organizzazione, della propria vita, del proprio allenamento, valorizzando lo sforzo in modo sensato, senza eccessi né conseguenze nefaste (sulla salute, la psiche e il benessere personale). Si tratta di uno sforzo senza culto dello sforzo...
Bisogna fare sforzi per progredire, a volte anche molto importanti, e questo i praticanti lo sanno bene.
 
Ma devono tener presente che lo sforzo non è per necessariamente sinonimo di progressione, e che per progredire è meglio non esagerare con lo sforzo. Bisogna fare "giusto quanto basta"...
Chi ricerca esclusivamente il muscolo può anche fregarsene di essere troppo esausto per realizzarsi in qualcos'altro. Ma se si vuole controllare un minimo la propria vita, esagerare diventa controproducente. Anche quando si acquisisce muscolo in seguito a un'eccessiva e quindi inutile dispersione energetica ci saranno conseguenze negative sulla salute, perché il corpo non è una macchina inossidabile: l'eccesso lo uccide. D'altra parte, un'altra conseguenza dell'eccesso è quella di ridurre il tempo e l'energia consacrati alla costruzione della persona, alla realizzazione di altri progetti. Lo sviluppo dei muscoli deve davvero essere un'attività prioritaria? Un'attività che passa prima di TUTTO il resto?
 
Bisogna quindi sì fare degli sforzi, è ovvio, ma anche saperli distribuire e non ritrovarsi svuotati (e distrutti) da questi sforzi. Impariamo a vedere ciò che indica la bussola del motto "Pochi sforzi per molti effetti". Non ricadiamo nel culto dello sforzo per lo sforzo, non perdiamo in questo culto dello sforzo. Evitiamo qualsiasi atteggiamento religioso, qualsiasi isolamento di tipo settario, in cui verrebbero celebrati due culti: quello dello sforzo E quello del corpo… Se vogliamo controllare un minimo la nostra esistenza, dobbiamo imparare a distribuire e razionalizzare i nostri sforzi.
 
Il Metodo mette in pratica la sua visione teorica del controllo dello sforzo:
- trascorre il minor tempo possibile in allenamento. Per un massimo di risultati in termini di forza, volume, potenza, distensione, resistenza, agilità. Si tratta di una prima riduzione dell'impegno energetico nella muscolazione.
 
- sforzarsi il più raramente possibile in allenamento (grazie ai Cicli e Mini Cicli). Il che riduce ulteriormente l'impegno energetico.
Il motto "Pochi sforzi, molti effetti" è quindi uno strumento di gestione dell'allenamento. Non dice che si ottengono risultati senza fare nulla. Dice che bisogna sempre riflettere sul proprio allenamento per evitare un'eccessiva dispersione di energia. Da questo atteggiamento nasce la possibilità della Mens sana in corpore sano, o anche la semplice possibilità di aprirsi a nuovi orizzonti. Conservare un po' di tempo, per oggi e domani, rimanere disponibili.