No pain no gain: una frase arcinota

Quando si tratta di far progredire le cose, di portare la gente a compiere un piccolo passo, per quanto timido possa essere, ogni occasione è buona.
Ecco perché ho deciso di diffondere l'articolo di Fred Marcérou, preparatore fisico, la cui frase "il no pain no gain ha i suoi limiti" potrebbe risultare una bestemmia se il progetto del suo articolo, in cui si legge questa frase, volesse essere sovversivo. Dal momento che non è così, recupero quindi questa frase mettendola al servizio della sovversione...
Nell'universo della muscolazione tradizionale, il no pain no gain, motto arcinoto, indica perché e come allenarsi: duramente, facendosi del male, come se l'unico modo di ottenere un risultato degno di nota fosse quello di rivolgere un culto costante alla sofferenza. "Bisogna farsi violenza", si legge o sente regolarmente, senza che mai ci si chieda dove questa violenza continua possa portare.
 
 
A quanto pare bisognerebbe affrontare le situazioni frontalmente, ricercare sempre il conflitto, lo scontro, cominciando da un conflitto con se stessi, in cui diventiamo il nostro avversario. Bisognerebbe vincere se stessi. E in quest'ottica, tutti i mezzi sono buoni per far piegare il peggiore dei nostri nemici: noi stessi appunto.
 
Il no pain no gain è come la parte emersa di un iceberg: sono soltanto alcune parole che segnalano un'ideologia. Ovvero un sistema di valori in cui ognuno deve comportarsi eroicamente e andare incontro alla sofferenza, provocandola e ricercandola. Sarebbe questo l'unico modo per progredire, per diventare più forti.
 
 
Aggirare un problema, evitare un conflitto, equivarrebbe ad essere debole.
E gli adepti del no pain no gain rifiutano di sembrare deboli, sia agli occhi degli altri che ai loro proprio occhi. Un vero eroe affronta sempre l'avversità, non retrocede, prova e deve addirittura morire in battaglia se vuole acquisire valore ai propri occhi.
Sarebbe questo essere "virili", essere (mentalmente) forti… Ne deriva dunque che secondo alcuni, per diventare (fisicamente) forti, bisogna sembrare forti, cioè essere duri con se stessi: tanto duri con se stessi quanto si vuole diventare forti.
 
 
E in palestra si ricrea quotidianamente il mitico scontro degli Spartani contro i Persiani. Tranne che chi pratica muscolazione è allo stesso tempo spartano e persiano, perché combatte contro se stesso. E se assapora questa battaglia con un piacere masochista, sperimentando la sua "lotta contro i pesi", è certo che prima o poi finirà per sperimentare anche l'uscita da questa battaglia. Finirà per sperimentarne la FINE…
Identificarsi a uno spartano quando si pratica muscolazione non è buon segno...
Questo sistema di valori, questa ideologia che veicola il messaggio del no pain no gain è così ovvia per molta gente che l'idea stessa di progredire (in qualsiasi campo) aggirando i problemi non può che risultare assurda, impensabile e addirittura… detestabile.
 
Ma insomma, esclamano loro, per progredire servono i calci nel sedere! Bisogna farsi del male! Nella vita è così! Forse per loro è così, ma potrebbe essere diversamente. Proprio non digeriscono quest'idea.
 
 
È chiaro che un tale atteggiamento è il risultato di un insegnamento iniziato molto presto e costantemente reiterato: una pedagogia della violenza, applicata coscientemente o frutto delle circostanze. Basta immaginare il bambino, poi l'adolescente, di fronte all'arbitrarietà dei genitori (violenza, umiliazioni, rigetto), di fronte all'arbitrarietà della vita sociale, in cui il debole sente quel bisogno di vendetta che accomuna molti bambini maltrattati, di fronte all'arbitrarietà della natura (malattie) e della sfortuna (incidenti). In ognuno di questi momenti il giovane ha imparato la "dura lezione": la vita non sarebbe altro che pressione, dolore, violenza, frustrazione.
E se non ha avuto nessuno affianco per relativizzare quei momenti, giunge a concludere che il no pain no gain sia la regola da adottare, sempre e dovunque, per non sentirsi mai più debole e impotente.
 

 
 
 
 
 
 
 
A volte il no pain no gain funziona. Si progredisce, ci si eleva, a furia di colpi e frustate. E poi si ricade, sempre…
La cosa finisce sempre per crollare, frantumarsi, pezzo dopo pezzo o di un colpo solo. È questa tutta la "magia" dell'educazione "all'antica"… Dalla frustrazione, ha fatto nascere il bisogno di frustrazione; dalla sofferenza, ha fatto nascere il bisogno di sofferenza. E questa educazione è in effetti molto antica...
 
« La mia pedagogia è dura. Bisogna eliminare la debolezza. Nei miei Ordensburgen formiamo una gioventù di cui il mondo avrà paura. Voglio una gioventù violenta, dominatrice, coraggiosa e crudele. Deve saper sopportare la sofferenza.
Non deve avere niente di debole né di dolce.
Che la scintilla della belva feroce libera e magnifica torni a brillare nei suoi occhi. Voglio che la mia gioventù sia forte e bella… Così potrò creare l'ordine nuovo » (Adolf Hitler)
 
Vediamo dove porta il voler creare con la violenza un ordine nuovo, sia esso dentro o fuori di noi...
 
Nonostante le lezioni della Storia, nonostante i suoi effetti tristemente noti, i danni della "pedagogia nera" (per riprendere un'espressione di Alice Miller si notano ancora oggi ovunque.
E nel campo della muscolazione tradizionale, i danni si accumulano: problemi di cuore, di tendini, di articolazioni, della colonna vertebrale, di sfinimento per quanto riguarda il praticante "naturale". A ciò si aggiungono i problemi di salute dovuti all'uso di steroidi, come anche i problemi psicologici: aggressività, depressione, mancato inserimento nella società, ripiegamento su se stessi ecc.
Il no pain no gain porta prima o poi a un crollo del corpo e dell'anima.
 
Nonostante tutto ciò sia evidente, questo motto perdura, certamente grazie a ciò che lo sostiene: l'irresistibile bisogno di essere forti (muscoloso), di non sentirsi mai più impotenti. Questo bisogno agisce come una tossicomania: dal momento che si desidera diventare muscolosi a tutti i costi, dal momento che non si conosce che la "soluzione" no pain no gain, si finisce per seguire la via del no pain no gain, qualunque sarà il prezzo che un giorno si dovrà pagare. Si ritorna sempre lì, continuamente… fino a morirne (articolo presto tradotto in italiano).